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diario d'officina

diversamente...
solo allungare una mano
e lievemente
coi polpastrelli
spingere,
perché di nuovo si schiuda
il vecchio portone di legno
delle officine.
come se mai avesse echeggiato
- già un'estate è trascorsa -
il suo ultimo "clack",
breve secco,
l'usuale lucchetto freddo d'acciaio
scivola via ancora, tra le asole di ferro battuto.
odore di chiuso
viene incontro
come correndo, sfuggendo,
oltre l'uscio socchiuso
contendendo il passaggio
ai raggi di sole
che lacerano la penombra
in brandelli che si allungano
sul pavimento
precedendo passo dopo passo
i miei passi...
e sono passi
che già mi conducono
attraverso un'altra stagione...
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le parole tracimano
il tempo.
si condividono
usuali gesti
che ritualmente ormai
segnano la fine
del nostro giorno.
ci si sofferma
aspettando d'essere tutti
attraverso il lungo corridoio
che si apre a quella realtà
per ore barattata
tra queste pareti
in cambio di briciole di verità.
è buio di nuovo
oltre il portone di legno.
intorno, notte spezzata
da luci di quarzo,
nel vicolo.
per qualche istante
ancora insieme.
noi.
tutti.
e come profumo
il teatro
ancora ci avvolge.



index

 



venerdì, 12 ottobre 2007
colmare.
un verbo che ho sempre amato.
un verbo che spesso è ricorso,
né smette di ricorrere,
nei miei giorni.
un verbo
che mai ho saputo,
probabilmente voluto,
appagare.
un verbo
che non ha mai segnato
semplicemente un agire.
o un "non" agire.
piuttosto un'esigenza,
un bisogno,
una priorità...
una "necessità primaria"...
necessità
di qualcosa che non ha nome...
volto...
forma...
suono...
riconoscibile mai.
né mai
tattile percezione.
distrattamente
sono tornato a sfogliare
le pagine
di questo
insolito diario.
dalle meno recenti
fino alle ultime.
non mi sono soffermato
su alcuna pagina.
solo frasi.
quelle che naturalmente,
senza alcuno sforzo,
hanno cercato,
chiesto,
voluto,
il mio sguardo.
quelle che sembravano
volersi porgere ai miei occhi
come sei i caratteri di ogni parola
si staccassero dal "foglio"
creando esse stesse
esilissima ombra
di un effimero bassorilievo...
e su ogni frase
non più di pochi istanti.
quelli che sono bastati,
complice la mia memoria,
a riportare alla mente
attimi mai sopiti
vissuti
nel mantello
degli inusitati colori con cui,
in me,
negli altri,
questa smaniosa
voglia di "colmare"
ha voluto dipingere
giornate semplici d'officina.
e sono colori che rimangono lì.
non sbiadiscono.
non si sbriciolano in croste.
non impallidiscono
al riverbero
della luce
di facili proiettori,
o a quello
dei freddi neon
che sagoma
le nostre ombre
sul piccolo palcoscenico
delle officine.
distendo la mia mano
sotto la lampada
qui accanto.
muovo le dita.
ruoto il polso.
stringo lentamente
il pugno.
poi repentino
ritiro la mia mano
proprio nell'istante
in cui
ho netta la sensazione
che adesso
quella sua ombra
potrebbe incidersi
sulla parete di questa stanza.
rimane il bianco, invece.
il muro.
bianco.
ed in questa
immagine
ritrovo intatta
quella smania
di colmare.
inafferrabile,
sfuggente,
indefinibile...
come il nostro
attardarci
sulle parole di pirandello.
il nostro cercare.
che non è mai
ricercare
un "pieno".
tutt'altro.
un costante
rintracciare
il vuoto.
qualcosa che non è nei versi,
nella scrittura,
in un movimento
o in un'intenzione
di battuta.
un "vuoto"
che forse,
per primo,
ha avuto genesi
proprio nell'autore
de "i sei personaggi..."
e che i personaggi,
nelle loro battute,
nei movimenti
che recano già insiti in loro,
in ogni singola didascalia
appuntata in calce
alle battute,
infine,
in pirandello,
in quell'istante,
colmano.
in pirandello...
adesso
quelle stesse parole
sono sui nostri fogli.
e loro,
di per sé,
per loro stesse,
sono certamente
"pieno"...
ma è un pieno
che ora,
qui,
in officina,
vale solo a scavare,
a penetrare,
a creare
in ognuno di noi
quel "vuoto"
- quella necessità di "vuoto" -
che ci consente
di eludere
la semplice
scrittura drammaturgica
ed "ipotizzare"
un percorso
che conduca,
passo dopo passo,
alla scoperta,
in ciascuno di noi diversa,
della "verità immutabile"
di un personaggio
quale esso
"si muove...
e vive in noi"...
ed ogni battuta
diviene
provocazione
di una nuova domanda...
ed ogni risposta
dipana
il "vuoto"
da quel pieno
- il "pieno" di ogni giorno,
  del quotidiano,
  delle esperienze vissute,
  dell'ultimo sguardo, fugace,
  scambiato incrociando
  gli occhi di qualcuno nel vicolo... -
che rechiamo in noi
e che come grasso
rimane sotto le nostre unghie
e inevitabilmente macchia di unto
il foglio tra le nostre dita.
e contagiosamente
la smania di colmare
corre tra i ragazzi,
intorno a me,
sul palco,
leggendo lentamente,
ancora una volta,
quelle battute
che celano
un "significare"
che già ciascuno intuisce in sé
e che avverte
cercare una via
per non restare
mera parola,
per non restare vuoto...
per provocare...
sì, provocare...
un vuoto
in chi ascolta...
un vuoto che non è un buco...
non è assenza né mancanza...
è uno spazio
che improvvisamente
si dischiude
in una sottile
bramosia...
attesa...
come il talamo
ove lasciare
che leggerissima
si adagi
un'emozione ancora.
e questo forse traducono
quei brevi silenzi
che improvvisi
calano tra noi...
o quelle occhiate,
tra me e i ragazzi,
a distendere
ciò che nemmeno
le parole dette tra noi
possono valere a spiegare.
molto più
possono gli occhi.
molto più
quando il nostro parlare
è in nulla dissimile
all'amore che condividiamo
sulle tavole di questo palcoscenico.
e mi ostino a non trovare strano
questo soffermarmi sull'idea
di un "vuoto"
quando tutto intorno a me,
in ognuno,
pare solo
anelare al pieno.
e nella mia memoria,
adesso,
ritornano
versi di montale,
di neruda,
di hikmet,
di marina cvetaeva,
della merini,
di luzi.
e mi chiedo
quanto vuoto,
e quanto coraggio,
in loro,
quel "vuoto" stesso
abbia preteso,
per stillare
semplicemente
gocce
di impalpabile "pieno"...
ad ogni verso.
e come fosse arsura,
ugualmente
il mio vuoto,
mi protende
verso le parole
di pirandello
o i versi
di una poeta...
ed il palcoscenico,
il teatro,
questo nostro
angolo
così lontano da tempo e spazio
e però così totalmente immerso
nel tempo
e nello spazio,
rimane ancora
il luogo
ove ogni "vuoto"
diviene
"naturalmente"
poesia...



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