diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 25 ottobre
paola. domenico. francesca.
il gruppo degli allievi cresce.
gradatamente. senza fretta.
chi è più "anziano" si avvicina al nuovo arrivato.
con la voglia di dividere. condividere.
ed è... bello... scoprire che definire il laboratorio
una "struttura aperta" è molto di più che una semplice frase.
e le ore scorrono sempre più velocemente.
si lavora in cerchio. largo.
inconsciamente si cerca un ritmo comune.
si lavora "insieme".
e per nessuno è un peso ascoltare ancora una volta
le stesse nozioni già udite.
sorgono invece nuove domande.
la voglia di sapere ancora qualcosa. di più.
è ancora presto per "usare" la voce.
improvvisazioni gestuali. mai mimiche.
e si impara ad ascoltare. osservare. scrutare.
correggersi reciprocamente.
rimango in silenzio.
li sento confrontarsi tra loro.
e per la prima volta, stasera,
la fretta si impossessa anche di me.
- "qualcuno vuole una liquirizia?"
e finalmente stasera qualcuno accetta...
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