diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 05 novembre
si riprende.
due "giorni" di pausa forzata... e si riprende.
stasera ci sono manuela e alessandro per la prima volta con noi.
domenico arriva sorridente. come sempre.
nel gruppo sta in ultima fila.
è contagioso il suo ridere.
ed ogni tanto spezza il ritmo dei primi esercizi.
cominciano già a scorrere più velocemente.
anche se ogni volta è ancora un nuovo scoprire.
un nuovo scoprirsi.
si comincia a lavorare con la voce.
lentamente. senza sforzare.
risuonano i primi versi del terzo canto dell'inferno.
proviamo a dirli insieme.
poi ad occhi chiusi.
senza un tempo. senza un segnale.
solo sentirsi.
provarci...
è magia come, appena tre versi, divengano coro.
e dal coro a lecoq.
tutti insieme, in cerchio.
tutti insieme muovedosi.
lo sguardo il filo che unisce... o divide.
- "perdiamo il centro..."
ed ognuno se ne accorge da solo...
ancora senza parlare le nostre improvvisazioni.
senza parlare. senza mimare. senza oggetto alcuno.
dopo, si parla...
ognuno quello che pensa... ciò che ha avvertito...
e quel qualcosa ha già il sapore di un'emozione.
cresciamo.
a piccoli passi.
cresciamo...
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