diario d'officina serata d'autunno incalzante. per la prima volta di nuovo, stasera il portone di legno che già ha accolto "cose di noi" torna a schiudere i suoi battenti. e si ritrovano percorsi... odori... suoni... ancora trame di un discorso interrotto. mai spezzato. la luce fredda di neon si scalda scivolando lungo i muri d'avorio pregni ancora di emozioni vissute. stasera di nuovo voci ricominciano ad inseguire sorrisi. i sorrisi le voci. occhi nuovi scrutano... e ritualmente si ripetono gesti mai rituali. riprendiamo il cammino. semplicemente. semplicemente. senza scarpe di nuovo... . . . . . . . . . . . . . . di nuovo l'ultimo ad andare via. di nuovo la sala buia. ma non è vuoto. come luminescente foschia riprende forma, né basta a se stessa, la voglia di forgiare emozioni. e donarle. e la sento addosso. e si richiude alle mie spalle dopo aver ceduto ai miei passi che la fendono. per un attimo mi giro... allungo una mano... fino a quanto illusoria la sensazione di "tenere" tra le dita l'inconsistente essenza che ci farà essere qui ancora domani? le voci dei ragazzi... di fuori... sorridendo ritorno a chiudere il pesante portone di legno... index |  | lunedì, 17 ottobre 2005 maria è rientrata dalla germania. ci si incontra lungo il vicolo. il tempo di un caffè e di racconti veloci. poi insieme si va verso le officine. riprendiamo il lavoro sulla respirazione, la dizione, la voce. ancora pochi esercizi. ancora la voglia di impadronirsi... di impossessarsi di questo spazio. ogni tanto ci interrompiamo. sorridiamo. è un procedere in "leggerezza" quello che abbiamo scelto. avvolgere gli esercizi più ostici, ma ugualmente necessari, di un manto di giocosità. imparare a conoscere il proprio corpo, i propri strumenti, sfuggendo nozionismi o assiomi. acquisire "misura" di se stessi... avanzare... progredire... passo dopo passo... non varcano il portone di legno le gelosie... le piccole invidie... le amarezze... impariamo a metterci a nudo, noi stessi con noi stessi, per poi denudare le nostre emozioni... per "essere"... la sala al buio di nuovo. e col buio, stasera, vogliamo giocare. poche sedie... quattro... in disordine... un pretesto per inventare un percorso. poi il buio, improvviso, al mio battere le mani. senza parlare. senza mimare. "come faccio a trovare il buio senza muovere?... senza muovermi?..." parole diverse svelano ricorrenti domande... ed altre ne affiorano. a rivelare nuove risposte. o a porre ancora altre domande. "tu, adesso, vuoi fare qualcuno che si muove nel buio? o vuoi esserlo?"... intuire l'oscurità. avvertirla. viverla. ripercorrere un'esperienza che appartiene al quotidiano di ognuno... e frantumarla... e cogliere ogni singola scheggia... e darle verità nella bugia che adesso mi circonda. non è un palcoscenico nudo... non sono sedie impagliate... non è un luogo che non mi appartiene... è la "mia casa"... e della mia casa è la stanza più bella... e le sedie ne sono elementi... il legno intarsiato. l'ampia seduta. lo schienale: alto. e varia il mio rapporto con gli oggetti. ora nella luce. ora nel buio che inaspettato mi sorprende. è sempre timido il mio primo approccio. come qualcosa di me che da me si staccasse... e prendesse ad osservarmi. "non aver paura di sbagliare... siamo qui per questo." gli occhi di maria per un istante cercano i miei... come a volere conferma. a cercare un assenso... un qualsiasi assenso... ma il più bello è quello che mi viene da lei... dagli altri. essere qui, ancora, stasera... essere qui, ancora, uno... . ......next back |