il laboratorio la didattica i corsi la struttura la stagione direzione artistica info
 
diario d'officina

ritornano pagine usuali...
consumate fino a notte.
istante per istante.
oltre il nostro vecchio portone di legno...
ed ancora ciottoli da raccattare... o da deporre...
ancora una via di cui non si intuisce la meta...
ed infinite immaginifiche vivono.
ancora il sottilissimo filo di un sogno
a legare senza nodi.
non più grande
del refe ordito dalle graziose mani della  "regina mab"...
e non diversamente dai suoi,
filo che è vano spezzare...
perché non vi sono lame
capaci di recidere
i tessuti dell'anima - i più intimi -
ove si dipingono
le voci... i mercati... i vicoli...
i volti...
...ed i sogni...
quelli di ognuno...
quelli che unici rubano alla realtà le loro tinte
e vivono
tra le pareti delle officineteatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
lascio i miei vestiti scivolare in terra.
li ripiego con cura
li ripongo nella sacca...
tra appunti... fogli... libri...
e parole.
le mie... le loro...
il pensiero di tante cose da dire ancora...
da ascoltare...
instancabilmente...
di nuovo indosso i miei abiti di ogni giorno.
lo zaino sulla spalla... le chiavi in mano...
mi avvio anche stasera...
spengo le lampade...
buio...
ma la luce rimane con me...
non quella dei freddi neon al soffitto.
non quella...
una luce lieve... donata... rubata...
sagoma ombre di verità cercate.
le mie...
le loro...
le nostre...
immagino di portarla via.
anche solo un riverbero. minimo.
nella sacca...
tra gli appunti... i fogli...
una maglia ripiegata con cura...


index

 



lunedì, 27 novembre 2006
una pagina diversa,
quella di stasera.
volutamente, diversa.
diversa rispetto
alle altre
che compongono
questo insolito diario.
ma normale, per noi.
normale per un attimo
abbandonare
le pagine
di un percorso
"quotidianamente" narrato
e fare tappa
su una via
che quel percorso
abbiamo voluto incrociasse.
e non casualmente.
qui ove crediamo
che il confronto,
il dialogo,
la dialettica costruttiva,
siano l'humus
del nostro crescere
tra le pareti
delle officine.
non casualmente
in palcoscenico,
stretti in cerchio
intorno alla prima drammaturgia
di tre giovanissime allieve
del corso di scrittura creativa.
non casualmente
l'aver condotto
sul medesimo sentiero
chi sceglie due modi
diversi
di vivere il proprio amore
per il teatro.
diversi
fino a quell'attimo
in cui la creatività
dell'uno
diviene
il seme da cui ha genesi
la creatività
dell'altro.
e quell'attimo
lo abbiamo vissuto
- ancora pulsa dentro noi -
appena qualche giorno fa;
quell'attimo
sfuggente e senza tempo
in cui si è compiuto
il donare ad altri,
perché restituissero loro
nuova vita,
le proprie parole.
ed è voglia
di ritrovarle, stasera.
di ritrovare quelle parole.
ed ancora scorrerle.
lentamente.
una per una,
rigo per rigo,
battuta per battuta.
quell'ambizione acerba,
che ancora lambisce il sogno,
che si è tradotta in
troppo fragile realtà
su pochi fogli di carta
distribuiti senza attenzione.
senza attenzione
per l'emozione
- una lacrima... un sorriso...
  uno schiaffo...
  semplicemente una carezza... -
consegnata a quelle parole
che ancora giacciono
senza voce
su quegli stessi fogli.
distribuiti velocemente
a volti
intravisti,
mai conosciuti davvero.
troppo "estranei".
e quei volti si sono subito,
avidamente,
impossessati
delle parole,
di ogni parola,
senza chiedere "permesso".
naturalmente.
così è chi scrive.
così è chi legge.
così è il teatro.
così il "disagio",
emozionato ed emozionante,
che ho intuito sui volti
delle tre giovani autrici
il venerdì
appena scorso.
e non era giusto
che la realtà di quel venerdì
si consumasse
in una sola sera.
piuttosto il preludio di altro.
il preludio di qualcosa
che non si ferma ad una semplice lettura.
questo voleva essere,
questo vogliamo che sia quella
prima serata.
solo un tentativo di  scollare la parola
del testo
per provare
a vestirla di un suono,
per provare
a cercare una via
che restituisca infine lo stesso abito
con cui, chi ha scritto,
ha voluto avvolgere
il proprio pensiero.

valentina ci raggiunge con un po' di ritardo.
lucia e mariavittoria
sono già qui da un po'.
sedute in penombra
hanno seguito
le improvvisazioni
del "livello avanzato".
le luci sono di nuovo accese,
adesso.
siamo in cerchio di nuovo.
un po' più stretti, stasera.
nei loro occhi
è ancora la stessa emozione
di venerdì.
non si è sopita.
né la mia
tace,
innanzi a loro.
è qualcosa che avvertiamo,
reciprocamente avvertiamo.
torniamo a leggere i testi.
ma stavolta
da un altro punto di vista.
da un'angolazione diversa.
un'analisi testuale
differente
da quella condotta.
rileggere il testo
non per restituirlo
ad un pubblico,
ma per offrirlo ad un interprete.
e prima di lui,
al "teatro".
e per la prima volta
cominciamo a parlare,
proprio prendendo i testi a pretesto,
delle differenze
sostanziali,
profondissime,
tra la scrittura in prosa
e la scrittura drammaturgica.
e da subito
ci accorgiamo
dell' "inutilità"
di alcuni termini
che mi conducono
ad un descrittivismo
che non appartiene al teatro.
che non può appartenere
ad un personaggio.
che non può appartenere
alla scrittura per il teatro.
in prosa si narrano
personaggi che vivono.
in teatro
vivono personaggi
che narrano.
e da questa semplice
considerazione
ne nascono altre.
quelle sull'opportunità
dell'uso di alcune parole
e sulla necessità
dell'utilizzo di altre.
già la parola
deve essere
espressione
di una vita
che "istantaneamente"
scorre sotto gli occhi
di un pubblico
che non può
tornare una pagina indietro.
e rileggere.
nel momento in cui la parola,
ogni singola parola,
è pronunciata,
in quello stesso istante
è già morta.
da qui
l'esigenza
che ogni termine abbia non solo
la capacità di incidersi
in maniera
netta in un contesto drammaturgico,
ma ancora più forte
la capacità dell'autore
di riuscire ad utilizzare
non il linguaggio più elegante,
o più d'effetto,
o più forbito,
ma le sole parole
- le uniche -
che un determinato personaggio
può rivolgere
ad un altro personaggio
interagendo con esso
in un determinato luogo... tempo... spazio...
ma tutto ciò
senza scivolare
in un quotidiano
spesso troppo amico di facile minimalismo,
cercando piuttosto  una verità di parola
che sia verità di personaggio
senza rinunciare
alla propria cifra stilistica,
alla propria voglia,
esigenza,
di ritrovare se stessi
in ogni parola,
nella propria scrittura.
e sottolineo frasi,
battute,
che potranno rivelarsi
"ostiche"
per un attore...
sottolineando
che si può anche provocare
l' "incepparsi" di un personaggio,
ma sempre offrendo
all'attore
gli strumenti
per essere assolutamente padrone
del "proprio" gioco.
e rileggendo
rimango affascinato,
ancora una volta,
dalla musicalità
con cui le ragazze hanno saputo
modulare
i loro scritti.
avverto in ognuno
una leggerezza
che immediatamente
mi riporta alle parole di calvino
testimoniate
dalle sue "lezioni americane"...
leggerezza
che però sembra cedere
alla ingenua
prevedibilità
che a volte
pare caratterizzare i personaggi
delle tre pièces.
ed è normale
-oggi, adesso -
che sia anche così.
ci soffermiamo ancora
a leggere.
più in particolare.
propongo soluzioni diverse
non perché vengano assunte
ma perché inducano
ad una riflessione
individuale,
di ognuna di loro,
e da questa
possa avere origine
la ricerca
di "altre"  soluzioni.
che non siano
un modo di fare scrittura,
ma un modo diverso
di "essere" scrittura.
e parole
che hanno consuetudine
durante le lezioni di teatro
ritrovano anche adesso
la loro verità.
più profondo
si fa il nostro dialogare
quando sono le metafore
a dominare la drammaturgia.
e le singole frasi
recano un simbolismo
mai superficiale,
o banale,
o retorico.
ma al tempo stesso
mi di quanto sia
incredibilmente difficile
realizzare
una totale adesione
tra la parola scritta
che adesso scorre sotto i miei occhi,
ed il pensiero,
l'emozione,
che avverto quelle stesse parole
vogliono recare
a chi le ascolta.
e la lettura
si sposta sempre più
verso la ricerca di una verità
di personaggio,
verso la verità
di un contesto
all'interno del quale
gli stessi personaggi vivono.
e tanto più irreale
ciò che li avvolge,
tanto più reali,
aderenti cioè
ad una verità teatrale,
essi stessi
rigorosamente
anelano essere.
e ritornano in mente
scritti drammaturgici
del teatro classico e contemporaneo
che adesso assurgono
ad esempi,
a modelli...
da emulare,
non da imitare...
proviamo a leggere
invertendo,
sostituendo alcune parole
con altre,
cercando ancora
una verità
che tutti sappiamo,
ma che il testo
adesso ci nega.
e vengono fuori
nuovi significati
che stupiscono le ragazze,
ignare di quante "piccole cose",
invisibili quasi,
siano contenute nei loro scritti.
piccole cose
invisibili
per prime a loro.
ed è un nuovo scoprire...
ed è un nuovo scoprirsi...

il tempo scorre sempre in fretta,
nelle officine...
velocissimo.
sempre.
non chiedo alle ragazze
di correggere i loro testi.
chiedo loro di ripensarli.
di assimilare
quanto di utile
ci siamo detto stasera.
e di lasciare scivolare via
ciò che sentono
non appartenere loro.
lunedì prossimo
torneremo a parlare
di scrittura in prosa.
un racconto ancora.
i loro testi
continueranno a vivere
nelle nostre lezioni di teatro.
li ritroveranno loro,
tra qualche settimana,
sul palco,
vivi i loro personaggi...
ed allora saranno altri perché...
altre domande...
altre risposte...
un passo per volta...
come i bambini.
uno alla volta, i passi...

.....next
back

  ©le Officine Teatrali - tutti i diritti riservati - credits