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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 8 ottobre
tre nuove ragazze per una lezione di prova.
curiosità.
vedere... di più, toccare cos'è.
le braccia giù lungo i fianchi. le mani... le dita distese.
le vertebre una sull'altra. avvertirle.
la mia testa come sospesa ad esilissimo filo.
lieve tensione mi conduce verso l'alto.
respiro.
- "è come si srotolasse.. qui dove respiro"
- "è questo il diaframma?"
di nuovo.  ...à...è...é...ì...ù...ó...ò...  di nuovo.
in cerchio. tutti insieme. ci si guarda. sorrisi.
di nuovo.  ...à...è...é...ì...ù...ó...ò...  di nuovo.
ci si rilassa, distesi. a terra ogni tensione.
- "sento il mio corpo... le spalle... la schiena..."
ci si alza piano, ruotando da una parte. ogni peso rimane in terra.
-"chi fa il burattino?... chi il burattinaio?"
fili inesistenti forgiano statue improbabili.
- "e se il mio corpo fosse d'acciaio?..."
- "e se fosse di argilla?"
e prende forma nel mio compagno un maratoneta di creta...
e nelle mie mani era il vento che soffiava contro il suo viso...

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