diario d'officina serata d'autunno incalzante. per la prima volta di nuovo, stasera il portone di legno che già ha accolto "cose di noi" torna a schiudere i suoi battenti. e si ritrovano percorsi... odori... suoni... ancora trame di un discorso interrotto. mai spezzato. la luce fredda di neon si scalda scivolando lungo i muri d'avorio pregni ancora di emozioni vissute. stasera di nuovo voci ricominciano ad inseguire sorrisi. i sorrisi le voci. occhi nuovi scrutano... e ritualmente si ripetono gesti mai rituali. riprendiamo il cammino. semplicemente. semplicemente. senza scarpe di nuovo... . . . . . . . . . . . . . . di nuovo l'ultimo ad andare via. di nuovo la sala buia. ma non è vuoto. come luminescente foschia riprende forma, né basta a se stessa, la voglia di forgiare emozioni. e donarle. e la sento addosso. e si richiude alle mie spalle dopo aver ceduto ai miei passi che la fendono. per un attimo mi giro... allungo una mano... fino a quanto illusoria la sensazione di "tenere" tra le dita l'inconsistente essenza che ci farà essere qui ancora domani? le voci dei ragazzi... di fuori... sorridendo ritorno a chiudere il pesante portone di legno... index |  | lunedì, 24 ottobre 2005 in piedi sul limitare del palcoscenico... - sarebbe troppo chiamarlo boccascena - restiamo lì. nessuno riesce a sedere. si sgranano senza un perché paure mai nate nelle officine. ma dalle quali, nelle officine, si cerca rifugio. ascolto in silenzio. riconosco in voci più giovani della mia quegli stessi timori che sono già stati i miei. che lo sono ancora. oggi. stasera. timori assopiti. un sonno leggero. e si svegliano a volte. quando con occhi diversi, o semplicemente reali, mi guardo intorno. o il mio sguardo si spinge oltre. ...nemmeno distante. solo fino a domani. ma adesso ascolto. sono i timori che nascono dentro, nel silenzio di una stanza... o dei propri passi per strada... quando i pensieri recidono i lacci che li àncorano alle "pratiche inevase" di ogni giorno. e prendono a giostrare capricciosamente intorno a noi fino ad uncinare i passanti di ogni razionalità ed inerti sollevarci fino all'apice dell'ottovolante dei giorni a venire. e da lassù le speranze... le ambizioni... i sogni... sbendati di ogni velo, vivono il medesimo improvviso precario equilibrio dei passi di un acrobata lungo una fune sospesa nel vuoto. e talvolta si cade. dentro in fondo alle proprie paure. e scivolano. e nel nulla sembrano disperdersi quegli stessi sogni... e ambizioni... e speranze... la stessa lunga asta cui aggrapparsi, passo dopo passo, in equilibrio in un cielo puttana che sa tingersi di troppi colori. ed infine la terra. quando cadi, mai dolce. ascolto in silenzio. la fune è ancora lassù. né alcuno porge la mano... né invita ad alzarti... parlavamo di buio nei giorni passati. qui. adesso. è buio. e allora andare. ora che ora. non perdere più nemmeno un istante. andare. non ci sono "applausi" per noi. non qui. non adesso. oppure adesso, ora che è ora, - e per amore... solo per amore. e con amore... solo con amore - serrare più forte le mani intorno all'asta di ogni sogno e tornare di nuovo. più in alto. e montarla ancora, quella fune dannata. e sfidarlo, il cielo. avere il coraggio. di scegliere. è silenzio. breve. ci guardiamo negli occhi. accenniamo un sorriso. riprendiamo dal diaframma stasera... inspira. pausa d'apnea. espira....................................... . .....next back |