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diario d'officina

ritornano pagine usuali...
consumate fino a notte.
istante per istante.
oltre il nostro vecchio portone di legno...
ed ancora ciottoli da raccattare... o da deporre...
ancora una via di cui non si intuisce la meta...
ed infinite immaginifiche vivono.
ancora il sottilissimo filo di un sogno
a legare senza nodi.
non più grande
del refe ordito dalle graziose mani della  "regina mab"...
e non diversamente dai suoi,
filo che è vano spezzare...
perché non vi sono lame
capaci di recidere
i tessuti dell'anima - i più intimi -
ove si dipingono
le voci... i mercati... i vicoli...
i volti...
...ed i sogni...
quelli di ognuno...
quelli che unici rubano alla realtà le loro tinte
e vivono
tra le pareti delle officineteatrali.
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lascio i miei vestiti scivolare in terra.
li ripiego con cura
li ripongo nella sacca...
tra appunti... fogli... libri...
e parole.
le mie... le loro...
il pensiero di tante cose da dire ancora...
da ascoltare...
instancabilmente...
di nuovo indosso i miei abiti di ogni giorno.
lo zaino sulla spalla... le chiavi in mano...
mi avvio anche stasera...
spengo le lampade...
buio...
ma la luce rimane con me...
non quella dei freddi neon al soffitto.
non quella...
una luce lieve... donata... rubata...
sagoma ombre di verità cercate.
le mie...
le loro...
le nostre...
immagino di portarla via.
anche solo un riverbero. minimo.
nella sacca...
tra gli appunti... i fogli...
una maglia ripiegata con cura...


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venerdì, 17 novembre 2006
serate molto particolari
queste ultime che si sono succedute
nelle officine.
motivi vari,
casuali
- il lavoro... un esame... la prima influenza... -
hanno diversamente
costretto i ragazzi
ad assentarsi
dal laboratorio.
anche stasera
siamo pochi.
sediamo sul divano,
appena conclusa
la lezione di dizione,
elettivamente ed esclusivamente
riservata agli allievi delle officine
e che proprio stasera
ha avuto il suo avvio.
c'è forse un po' di svogliatezza...
- no... non svogliatezza. solo stanchezza -
che sembra investirci
mentre scambiamo tra noi
quelle consuete parole
che sempre vengono prima della lezione.
il teatro
e la quotidianità di ognuno
fluiscono senza fatica,
tracimando l'uno nell'altro,
in un divenire
senza sosta
che anche questa sera
è malta
che vieppiù ci lega.
uno dei ragazzi
mi porge una cartellina rossa.
singoli fogli.
alcuni,
scritti serrati.
altri non più di poche righe.
tra le mie dita
la sensazione di qualcosa di denso.
pieno.
...prezioso.
sensazione che più corposa
avverto
appena i miei occhi
scivolano senza fermarsi
lungo quelle pagine.
- "posso leggere?..."
- "l'ho portato per questo... ne sarei felice..."
e adesso mi soffermo.
adesso, sì.
e leggo.
e quelle righe,
fredde di nastro inchiostrato,
identiche nella forma una all'altra,
svelano subito
"parole" a dare forma a pensieri,
emozioni,
sensazioni,
che forse solo lì,
sui quei fogli tra le mie mani,
possono restituire
"vivi"
attimi di vita
che mai hanno voluto,
né hanno potuto,
scorrendo
confondersi...

così è la scrittura,
quando la scrittura "è".

restituisco la cartellina rossa
nelle mani di chi
per qualche istante
ha voluto affidarmela.
istanti che non si vendono...
che non si comprano...
solo si offrono.
solo si ricevono.
ed il silenzio
a suggellare
inattesi doni...

ricacciamo in fondo allo stomaco
la nostra stanchezza
e la voglia
- voglia sfuggente di solo un istante -
di svolgerla
intorno al tavolo di una pizzeria
la lezione di stasera.
e sorridendo
spengiamo la luce
sul nostro parlare
e "diamo un senso"
anche a questa nostra sera.

gli esercizi
di respirazione
continuano a rivelare,
a rivelarci,
ancora rigidità
che accompagnano,
condizionano spesso,
la nostra postura.
chiedo ai ragazzi di muoversi liberamente,
facendo perno attorno ad un piede,
durante la pausa di apnea,
per poi tornare
nella posizione di base
ed espirare.
ed è proprio
durante questa piccola prova
che più si accentuano
le nostre rigidità
o le nostre "cattive tensioni".
li invito
a muoversi diversamente,
non ascoltando,
né eseguendo passivamente,
i movimenti
che istintivamente
il nostro corpo ci induce ad effettuare.
ed è immediato
il loro prendere atto
di gesti che pur liberi
paiono quasi essere
imbrigliati,
legati,
costretti.
ora le spalle;
ora il collo;
ora le braccia o le gambe...
ed è ancora un nuovo sfidarsi
questo respirare
coinvolgendo totalmente
il nostro corpo.
ed ancor più
si intuisce, insieme,
quanto il diaframma
non sia solo il centro della respirazione,
ma di quante altre innumerevoli funzioni
siano strettamente connesse
al suo corretto articolarsi.
l'equilibrio,
per primo.
ed io mi accorgo
quanto "totalizzante"
sia divenuto il nostro lavoro.
respirazione...
movimento...
gesto...
parola...
e più importante ancora
è che i ragazzi
stiano assumendo
"intimamente"
quanto il lavorare sul proprio corpo
sia assimilabile
ad un lavoro d' "officina" reale...
ove ogni meccanismo,
il più piccolo ingranaggio,
è in perfetta armonia
con gli altri.
e solo il crescere
dentro questa "armonia"
- faticosamente crescere -
conduce infine
ad avere consapevolezza di se stessi.
e dalla consapevolezza,
nuova determinazione.
e parliamo a lungo, con daniela,
proprio di questo.
dagli esercizi di respirazione
passiamo "naturalmente" a confrontarci
su scelte operate,
subite, a volte,
che per sentieri diversi
ci hanno condotto ad essere qui,
stasera.
credendo entrambi non in una semplice "sera",
ma da questa "sera",
da ogni "sera" insieme,
nei giorni che verranno.
contando l'uno nell'altro.
"affidandoci" reciprocamente.
conducendo,
stretti uno accanto all'altro,
i nostri passi.
e tutto intorno
al nostro cammino
il cielo,
la terra,
gli altri,
assumono i colori
tersi, nitidi, netti,
della nostra idea
d' "essere" teatro.

una visita inaspettata,
un'amica,
segna la nostra pausa.
abbracci, sorrisi,
brevi strette di mano...
rimane con noi,
condividendo
con noi
la penombra a venire.

spegniamo la luce.
giochiamo.
il nostro gioco, stasera,
prende le mosse
da una delle sensazioni
che in maniera più diretta,
più immediata,
ci pongono in rapporto
con altri "personaggi"
o luoghi:
siano questi ultimi
spazi fisici
o territori dell'emotività.
ciò che da subito ci colpisce,
ci induce ad avvicinarci
o ci fa allontanare...
suscita in noi desideri,
voglie,
emozioni...
o le stesse reprime.
solo un odore.
ed in un odore,
stasera,
una storia...
una favola nuova...
è ancora alessia
la prima a salire sul palcoscenico.
la sua improvvisazione
ruota intorno alla sciarpa
dell'uomo con cui ha appena litigato.
un accessorio di ogni giorno,
usuale.
ma adesso
è più pungente
il suo odore.
odore che sembra saturare
ogni trama di lana intrecciata.
ed in una stanza, alessia.
si muove.
siede.
di nuovo si alza.
ed il suo camminare
tra quelle pareti rivela
un ambiente che le appartiene.
ove forse sono altri odori.
i suoi.
quasi un rifugio, adesso.
torna a stringere la sciarpa.
ancora l'odora...
ancora...
e forse l'incapacità
di rinunciare ad un uomo
che ora è un odore,
che ora vive - per noi - in quell'odore,
è ciò che la spinge
a tornare da lui.
non altro serve a noi.
ciò che sarà
della storia di quella donna,
alessia lo dona a noi...
alla nostra voglia,
capacità,
di inseguirla ancora.
alessia torna in scena.
mi guarda.
ci guarda.
parliamo della sua improvvisazione.
le chiedo di più.
voglio una univocità
d'azione.
una nettezza
nel suo pensiero,
nelle sue azioni,
che si tramuti poi
in un'immagine
da cogliere
senza incertezza alcuna.
non le chiedo di "descrivermi" l'odore di una sciarpa.
le chiedo di viverlo.
affinché io possa distinguerne i colori di quella sciarpa,
la forma che le rimane impressa
dall'abitudine di un modo di indossarla,
i giorni o le occasioni
in cui è indossata.
i tratti, infine,
dell'uomo che la indossa.
tutto ciò è quella sciarpa:
nel suo odore.
nell'avvertirlo, quell'odore.
ed è subito più essenziale
l'improvvisazione di alessia.
i suoi movimenti
si disegnano più definiti
sul fondo della scena.
e rintracciare quell'odore
su una sciarpa,
respirarlo
fino a catturarlo quasi,
diviene
un cercare di nuovo
un uomo,
un amore,
un rapporto
che improvvisamente, 
inconsapevolmente,
involontariamente forse,
ora è smarrito.
rivivono giorni vissuti.
ore scandite
da attimi di dolcezza
o di incomprensione...
e si fa più sottile,
più rarefatto,
inseguire un odore,
col timore che adesso svanisca
similmente
ad altri
"qualsiasi" odori...
e sono simboli,
non più gesti,
ad animare adesso la scena.
ogni azione
riesce a riempirsi
di un significato intimo
che prevarica il semplice agire.
ma chiedo ancora di più, ad alessia.
di vivere
quella sua azione
- fisicamente -
agendo in una sola direzione;
senza mai volgersi al "pubblico",
senza mai tornare a guardare verso il suo ingresso.
è un gioco dentro il gioco.
molto tecnico, adesso.
ma alessia
bandisce ogni superficialità
dalla sua improvvisazione.
più rigoroso il suo gestire lo spazio.
ancora più netto
il rapporto con quell'oggetto,
la sciarpa.
ed insospettato
ancora più pungente,
più acre adesso,
quell'odore amato e odiato insieme.
adesso.

diverse sono le storie
che prendono vita nelle improvvisazioni degli altri.
un desiderio di libertà...
l'immagine di qualcuno che non c'è più...
...
diverse le storie,
non dissimile il gioco
verso cui spingo i ragazzi.
dare una certezza
affinché chiunque,
in platea,
possa inventarne
mille ancora.
e sia per ogni spettatore
quell'unica storia,
quell'unica favola
che scivola
sul palco,
l'incipit per una propria favola...
per una propria emozione...

...pensavamo ad una pizza,
qualche ora fa.
guardiamo l'orologio.
ormai avranno già chiuso da un pezzo.
spegniamo la luce.
andiamo via.
sorrido tra me.
ognuno di noi,
appena fuori,
annoda un po' più stretta
la sciarpa
attorno al collo...
attorno al collo
più stretto
l'odore di sé...

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