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diario d'officina

ritornano pagine usuali...
consumate fino a notte.
istante per istante.
oltre il nostro vecchio portone di legno...
ed ancora ciottoli da raccattare... o da deporre...
ancora una via di cui non si intuisce la meta...
ed infinite immaginifiche vivono.
ancora il sottilissimo filo di un sogno
a legare senza nodi.
non più grande
del refe ordito dalle graziose mani della  "regina mab"...
e non diversamente dai suoi,
filo che è vano spezzare...
perché non vi sono lame
capaci di recidere
i tessuti dell'anima - i più intimi -
ove si dipingono
le voci... i mercati... i vicoli...
i volti...
...ed i sogni...
quelli di ognuno...
quelli che unici rubano alla realtà le loro tinte
e vivono
tra le pareti delle officineteatrali.
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lascio i miei vestiti scivolare in terra.
li ripiego con cura
li ripongo nella sacca...
tra appunti... fogli... libri...
e parole.
le mie... le loro...
il pensiero di tante cose da dire ancora...
da ascoltare...
instancabilmente...
di nuovo indosso i miei abiti di ogni giorno.
lo zaino sulla spalla... le chiavi in mano...
mi avvio anche stasera...
spengo le lampade...
buio...
ma la luce rimane con me...
non quella dei freddi neon al soffitto.
non quella...
una luce lieve... donata... rubata...
sagoma ombre di verità cercate.
le mie...
le loro...
le nostre...
immagino di portarla via.
anche solo un riverbero. minimo.
nella sacca...
tra gli appunti... i fogli...
una maglia ripiegata con cura...


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lunedì, 7 maggio 2007
giorni serrati
quelli che precedono
l'inizio delle prove.
così sono stati
i nostri  ultimi...
quelli che mi hanno portato via
da questi disordinati appunti...
dai miei sette lettori...
adesso il viaggio è ripreso.
e le ore sembrano mai bastare.
si prova,
sul  palcoscenico.
si dialoga.
ci si confronta.
si ritrovano emozioni vissute.
istanti
già donati al pubblico.
e che ora tornano,
si rinnovano,
in un incessante pulsare.
io depongo la penna
da queste pagine.
il diario
in questo maggio,
che sembra essere già brevissimo mese,
non accompagnerà,
il tempo
che senza sosta
viviamo
tra le pareti
delle officine...
depongo la penna
perché non divengano cronaca,
queste parole.
perché non divengano sterile uso
per dire "cose" di noi.
perché non divengano
ciò che mai sono state.
perché rimangano
un piccolo luogo,
lontano da altri.
diverso da pagine satinate.
diverso da fredde vetrine.
o semplicemente,
perché rimangano vive.
e libere.
ancora...

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